eFinancialCareers, chi assume gli equity trader?


Gianluca Schinaia
per eFinancialCareers

Timidi segnali di ripresa dal comparto equity. Fino a qualche mese fa le prospettive occupazionali in questo settore, almeno in Italia, erano fosche: l’offerta di lavoro seguiva l’andamento (non brillante) dei listini. Ora la tendenza sembra invertirsi, grazie ai due Ltro (operazioni di rifinanziamento a lungo termine) lanciati dalla Banca centrale europea. L’autorità guidata da Mario Draghi ha infatti ridato fiato alle speranze occupazionali dei trader italiani specializzati nell’equity. «Gli stanziamenti decisi da Draghi – spiega Alessandro Frigerio, gestore della sgr Rmj – hanno supportato le banche in termini di iniezioni di liquidità: così oggi gli istituti di credito non sono più costretti a chiudere i desk investimenti e a licenziare, cosa che accadeva fino a pochissimo tempo fa. L’aria che tira è quindi di una ripresa occupazionale del comparto».
Il trader italiano specializzato nelle transazioni sugli equity trova principalmente lavoro presso i due grandi colossi bancari nazionali: Intesa Sanpaolo (Imi) e Unicredit. Come racconta Fabio De Gaspari, portfolio manager a Invest Banca: «L’offerta è molto concentrata su questi due grandi player, d’altra parte esistono degli operatori molto interessanti, seppure più piccoli». È il caso di Banca Aletti o della francese Exane. Poi ci sono altre realtà importanti come Intermonte o la sim Equita: anche qui il trader potrà provare a proporsi. «Nel comparto equity – conferma De Gaspari – le iniezioni di liquidità di Draghi hanno ridotto i licenziamenti. Piani di espansione ancora non ce ne sono, ma l’offerta occupazionale specifica è ripartita». Qual è la carta in più per un trader equity che vuole trovare lavoro in Italia? «Da noi c’è ancora appeal nell’area equity a basso rischio. I broker fanno poco, mentre sicuramente il settore più vitale dal punto di vista occupazionale riguarda i trader sui derivati (equity derivatives)».

Per chi trova lavoro nel settore, il compenso varia a seconda dell’esperienza, del player dov’è ingaggiato e delle condizioni strutturali del mercato del lavoro nostrano. «La mia percezione è che la selezione delle nuove posizioni premi i derivatives: strumenti innovativi che danno più margini rispetto all’equity sales», precisa Patrizio Pazzaglia di Banca Leonardo. Per quanto riguarda in generale le retribuzioni per l’equity trader, invece: «Da noi sono più modeste rispetto all’estero – aggiunge Pazzaglia – si va da circa 70mila euro lordi per le candidature di medio profilo, mentre quelle più alte arrivano anche a 100mila euro. Queste sono le cifre delle retribuzioni annuali fisse, a cui si accompagnano accordi specifici in base alle commissioni generate: i player più piccoli offrono ingaggi minori, soprattutto agli junior, ma fees più alte. All’estero invece le retribuzioni sono più altisonanti per flessibilità e tradizione: un medio equity sales guadagna circa 160mila euro di base». D’altra parte, un equity trader straniero non ha condizioni contrattuali favorevoli come quelle italiane: la flessibilità infatti corrisponde ad una retribuzione maggiore, ma anche al rischio concreto di perdere nel medio periodo il posto di lavoro.

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